La nostra storia
Passato, presente e futuro.
Nelle officine del dopoguerra c'era poco spazio per l'inutile, si costruiva quello che serviva, nel modo più diretto possibile.
Torino, 1946
Testadoro non nasce da un grande progetto industriale, ma da un'idea meccanica precisa: una vettura doveva essere leggera, essenziale, veloce. Tutto il resto era superfluo.
La nascita del marchio Testadoro
Nel 1946 il marchio Testadoro viene registrato a Torino come nome destinato a distinguere una testata per motori d’automobile, progettata per migliorare le prestazioni della Fiat 500 “Topolino”. L’idea nasce all’interno della Casa dell’Auto, fondata da Giorgio Giusti e Arnaldo Roselli, con l’obiettivo di ottenere più potenza e minori consumi. La particolare fusione in bronzo, dal colore simile all’oro, ispira il nome del prodotto: da “Testa d’Oro” prende forma il marchio Testadoro.
Giorgio Giusti e Carlo Biscaretti di Ruffia
Due figure sono centrali nella storia di Testadoro: Giorgio Giusti e Carlo Biscaretti di Ruffia. Giusti fu fondatore, costruttore e pilota, anima tecnica e sportiva del marchio, oltre che protagonista della vita automobilistica torinese del dopoguerra. Biscaretti di Ruffia, pittore, illustratore e storico dell’auto, contribuì invece all’immagine del progetto con disegni pubblicitari e illustrazioni, firmando anche un celebre articolo dedicato alla prima testata Testadoro. Insieme contribuirono a costruire non solo un prodotto, ma anche il suo immaginario.
La Casa dell’Auto
e il Racing Club 19
La Testadoro prende vita nella Casa dell’Auto di Torino, officina specializzata fondata da Giorgio Giusti e Arnaldo Roselli. Inizialmente l’attività offre diversi servizi legati all’automobile, per poi concentrarsi sempre più sulla realizzazione e sul montaggio della celebre testata. Attorno a questa esperienza si intreccia anche il Racing Club 19, importante sodalizio torinese di cui Giusti fu tra i fondatori e primo presidente, frequentato da grandi nomi dell’automobilismo piemontese e italiano.
Meccanica
Semplice, diretta, accessibile. Facile da capire, facile da riparare. Una filosofia che veniva prima ancora della prestazione.
Abitacolo
Essenziale. Il pilota ha ciò che serve per guidare niente di più. La concentrazione resta sulla macchina, non sulla cabina.
Carrozzeria
Segue la meccanica, non il contrario. Nessuna forma aggiunta per sembrare sportiva, la linea è il risultato diretto di ciò che sta sotto.
Peso
Ridotto al minimo in ogni componente. Non per record ma per far sì che la vettura rispondesse in modo immediato e prevedibile.
Proporzioni
Ogni misura ha una ragione meccanica. L'equilibrio visivo è una conseguenza dell'equilibrio tecnico.

Essenziale
Il pilota ha ciò che serve per guidare, niente di più. La concentrazione resta sulla macchina, non sul superfluo.

1946, la Testa d’Oro
Prima ancora delle vetture, la storia di Testadoro comincia da un componente meccanico: la testata progettata da Arnaldo Roselli per il motore della Fiat 500 “Topolino”. Pensata per migliorare prestazioni ed efficienza, poteva essere montata in poche ore sul motore originale e permetteva di ottenere più potenza con consumi più contenuti. La sua caratteristica principale era la disposizione delle valvole in testa, unita a una camera di scoppio emisferica. Fusa in bronzo, con un colore simile all’oro, venne inizialmente chiamata “Testa d’Oro”: da quel nome nacque poi il marchio Testadoro, depositato a Torino nel 1946.
L’evoluzione delle vetture Testadoro
1947 Sport
1947 Drin Drin
1948 Marinella barchetta
1948 Marinella siluro
1949 Daniela
1951 Barchetta
Barcehtta 2 posti - 1100 cc - Casa dell’auto - Torino
1947
Sport
Drin Drin
1948
Marinella Siluro
Marinella Barchetta
1949
Daniela
1951
Barchetta
1947 Sport
La prima Testadoro di sempre, strettamente derivata dalla Fiat 500 “Topolino” di serie, della quale conserva il telaio originale a longheroni. Il motore è portato a 660cc e monta la famosa testata “Testadoro” a valvole in testa e camera di scoppio emisferica. Il design della carrozzeria, molto articolato, è attribuito secondo alcune fonti al “responsabile della comunicazione” di Testadoro, il pittore e illustratore Carlo Biscaretti di Ruffia.
Barchetta
2 posti - 660 cc
Casa dell’auto
Torino
1947 Drin Drin
La seconda vettura prodotta dalla Testadoro pone rimedio alla “pesantezza” stilistica della “Sport”, apportando allo stesso tempo importanti miglioramenti al telaio di serie, che viene definito “modificato” nelle pubblicazioni dell’epoca.
Con la “Drin Drin” (il nome deriva dal soprannome della moglie di Giorgio Giusti, Andreina) inizia la collaborazione tra Testadoro e la carrozzeria Zagato
Barchetta
2 posti - 660 cc
Casa dell’auto
Torino
1948 Marinella Siluro
Per la stagione agonistica 1948 la Testadoro mette in pista la prima vettura completamente sviluppata e prodotta in casa, estendendo contemporaneamente le collaborazioni con aziende produttrici di componenti. Elio Zagato, diventato nel frattempo pilota ufficiale Testadoro, presenta infatti a Giusti l’amico Gilberto Colombo, protagonista indiscusso dello sviluppo di telai tubolari in acciaio speciale aeronautico. La Marinella (che prende il nome della prima figlia di Giusti) ha quindi telaio tubolare Gilco e carrozzeria a “Siluro” disegnata e costruita da Zagato.
Barchetta
2 posti - 742 cc
Casa dell’auto
Torino
1948 Marinella Barchetta
Con questa versione della Marinella, più adatta alle gare di durata e sempre costruita da Zagato; lo stesso Elio Zagato vinse la classe 750 al 9° giro di Sicilia nel 1949, insieme ad una altro pilota ufficiale Testadoro, Ugo Puma. La vettura è poi stata dotata di un “hard top” per una veloce trasformazione in vettura coupé.
Barchetta
2 posti - 742 cc
Casa dell’auto
Torino
1949 Daniela
La Daniela (dal nome della seconda figlia di Giusti) rappresenta la massima evoluzione della produzione storica della Testadoro. Ispirata all'Alfa Romeo 158 "Alfetta", vettura Gran Premio dominante dell'epoca, presenta un telaio Gilco "Isorigid" con sospensioni a barra di torsione, un motore sviluppato interamente in casa e una carrozzeria a "Siluro" firmata Zagato. La Marinella domina la sua classe al "Gran Premio Vetturette" di Monza nel 1949, con cinque vetture al via e la vittoria di Mejnardi. La più celebre delle Daniela, con il frontale modificato, viene importata negli Stati Uniti da Tony Pompeo, che la utilizzò in gara fino al 1958, anno in cui la cedette a George E. Waltman, il quale corse con essa per anni sui circuiti della East Coast.
Barchetta
2 posti - 742 cc
Casa dell’auto
Torino
1951 Barchetta
Dopo avere rilanciato il marchio Testadoro, Dario Pasqualini si è imbattuto in un progetto per la classe Sport 1100 mai costruito. Il telaio tubolare a traliccio e la carrozzeria, dedicata alla massima aerodinamicità e leggerezza, sono espressione tipica della produzione Testadoro. Sebbene non vi sia traccia di programmi per la produzione di questo modello nella storiografia ufficiale, il progetto era così accattivante da meritarsi una seconda chance: la produzione di un modello unico basato sui progetti originali comincia nel 2019 e giunge a termine nel 2021, esattamente a 70 anni dai disegni originali.
Barchetta
2 posti - 1100 cc
Casa dell’auto
Torino
Passato, presente e futuro.
La storia di Testadoro vive attrerso foto e documenti. Dalle fotografie d’epoca ai nuovi scatti, un percorso coerente attraverso generazioni diverse.