Marinella 1948

Testadoro Marinella - 1948

Il primo "siluro" della Testadoro

 Storia e Contesto

La Marinella, novità della stagione agonistica 1948, era una "Sport" biposto carrozzata a "siluro", dotata del nuovo motore completo Testadoro, e così chiamata in onore della figlia primogenita di Andreina e Giorgio Giusti.
Per il 1948 la “Testadoro” perse la propria caratteristica colorazione, in quanto la fusione passò dall’originale bronzo all’alluminio. La testata rimaneva comunque immediatamente riconoscibile per la classica colorazione del coperchio delle valvole, che riportava in rilievo le scritte “Testadoro” e “Casa dell’auto – Torino”. Il motore Testadoro per il 1948 era realizzato completamente in casa, abbandonando il basamento Fiat per una nuova fusione in ghisa con tre supporti di banco, che aveva in comune con l’originale unicamente l’interasse dei cilindri di 61mm (per mantenere la compatibilità con la testata). Il motore era completato da un nuovo albero in acciaio al Cromo-Nickel con corsa di 78, che unito ad un alesaggio di 55 portava la cilindrata totale del 4 cilindri a 742cc, arrivando così molto vicino al limite massimo di cilindrata per poter competere nella classe 750 sport. Con un rapporto di compressione di 9:1, questo nuovo motore completo sviluppava una potenza di 45 CV a 6.500 giri. da 742 cc e 45 cavalli.
Evidentemente non soddisfatto del telaio della Topolino ancora utilizzato nelle vetture precedenti, per la vettura del 1948 Giusti si avvalse di un telai realizzato da colui che stava rivoluzionando il mondo dei telai per vetture da corsa: Gilberto Colombo. Colombo aveva progettato e costruito il telaio della prima Ferrari della storia, la 125 S del 1947, ed era diventato il fornitore esclusivo di Enzo Ferrari. 
Nel contempo, Colombo produceva con il marchio Gilco telai tubolari in acciaio al Cromo-Molibdeno pronti per l’installazione sulle meccaniche più diffuse all’epoca, come le Fiat 500 e 1100. I telai tubolari erano accreditati (secondo pubblicità Gilco dell’epoca) di una rigidità torsionale 10 volte superiore a quella dei classici telai a longheroni di acciaio dolce usati dalle principali case costruttrici. 
Con l’ambizione di creare una vettura completa e superiore alla concorrenza sia dal punto di vista motoristico che nella guidabilità, è probalile che Giusti non si rivolse direttamente a Colombo, ma bensì al torinese Enrico Nardi, con il quale aveva un rapporto di amicizia che risaliva ai tempi in cui il Giusti era impegnato nell'avventura della Scuderia Subalpina e Nardi un appassionato aspirante pilota e collaudatore. Nel secondo dopoguerra Nardi, insieme al pilota Renato Danese, intraprese l'attività di progettazione e fornitura di telai tubolari, dei quali affidava spesso la produzione proprio al milanese Gilberto Colombo.
Con queste premesse, la Marinella nacque leggera, maneggevole e potente (per la classe di appartenenza, "fino a 750cc") e competitiva. 
In un'intervista rilasciata a Martino Colombo (cugino del Gilberto fondatore della Gilco) negli anni '90, giusti riferì che, pilotando lui stesso le proprie vetture in gara, su percorsi tortuosi spesso precedeva in classifica auto di categorie superiori, sulle quali primeggiava in agilità e in percorrezza di curva. Secondo le sue stesse parole, Giusti riferiva che con la Marinella "faceva faville".
Miglior risultato della stagione fu la vittoria di Giusti alla “Coppa Michelin” svoltasi sullo storico circuito del Valentino a Torino.
  

IL MISTERO DELLE DUE "MARINELLA" SILURO



"Marinella I"

Ovviamente, al momento della sua presentazione questa vettura si chiamava semplicemente Marinella, ma viene attualmente definita come "Marinella I" per distinguerla dalla famosa "Marinella II", che vede la luce sempre nel 1948 e appare ritratta in numerose fotografie dell'epoca guidata dallo stesso Giusti.

Questa vettura risulta essere dotata di un telaio tubolare caratterizzato da longheroni in tubi tondi di grande diametro, simile ai Gilco tipo "750", ma caratterizzato da efficaci sospensioni anteriori a quadrilatero deformabile a triangoli sovrapposti e molle elicoidali, soluzione allora peculiari delle vetture da competizione. Peculiari della Marinella, sia in questa prima versione che nella successiva evoluzione, sono i bracci delle sospensioni dotati di una serie di fori tondi di alleggerimento, chiaramente visibili in tutte le fotografie dell'epoca.


 

"Marinella II"

In numerose fotografie dell'epoca Giorgio Giusti appare su una vettura riportante in bella vista, sul fianco sinistro, la scritta in corsivo "Marinella II". 

In mancanza di documenti dell'epoca che descrivano le caratterstiche di questa seconda versione, e di differenze estetichi visibili rispetto alla prima, le ipotesi più accreditate riferiscono questa distinzione alla presenza di modifiche sostanziali nella parte telaistica.

Fermo restando, infatti, che la versione del motore risulta essere la stessa per tutta la stagione 1948, si ritiene che la "Marinella II" differisca dalla prima per l'adozione del famoso telaio di tipo "isorigid" che diverrà uno dei segni distintivi della "Daniela" dell'anno seguente; sono infatti presenti diversi documenti che attestano la presenza di questo telaio a traliccio già nella Marinella.

Nella costante evoluzione delle vetture da corsa, infatti, non è raro assistere alla trasformazione delle vetture nel pieno svolgersi di una stagione agostica.

La presenza di una fotografia raffigurante una Marinella con la presa d'aria tondeggiante caratteristica della Daniela sembrerebbe avvalorare l'ipotesi che una delle due Marinella del 1948 (e probabilmente la seconda versione con telaio Isorigid) sia stata poi trasformata in Daniela per la stagione 1948.

Lo stile

Sempre affidata alla matita di Zagato per la definizione dello stile, La Marinella venne carrozzata a “Siluro”, con le ruote “scoperte” caratteristiche di quegli anni, con una forma affusolata che seguiva il disegno del telaio.
Tale tipologia di carrezzeria era preferita dai piloti per la facilità con la quale si poteva determinare il punto di corda in curva e, nei circuiti cittadini, sfiorare i marciapiedi senza urtarli con conseguenze immaginabili. La vettura era dotata di parafanghi di tipo motociclistico rimovibili per l'utilizzo in circuito chiuso.
Lo stile è molto semplice, lineare e affusolato. La parte anteriore è caratterizzata dal raccordo tondeggiante del volume del cofano con il frontale e dalla caratteristica presa d'aria disegnata da Zagato per tutte le marinella (siluro e barchetta) e che Zagato stesso declinerà anche in altre realizzazioni non Testadoro.
La vista laterale è allungata, con i fianchi che differiscono per la presenza di uno svaso atto ad agevolare l'ingresso del pilota presente unicamente sul lato guida, mentre sul lato del copilota è presente una portiera per consentire al "navigatore" di scendere agevolmente nei vari "controlli timbro" nelle gare di durata.
La parte posteriore è caratterizzata dalla "gobba" dietro al pilota e mostra la forma discendente tipica delle monoposto da Gran Premio dell'epoca, quali l'iconica Alfa 158.


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